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Il Piccolo Tibet indiano infilato fra le gigantesche catene del Karakorum e dell’Himalaya una regione di lunghe valli e gole profonde solcate dalle acque vorticose dell’Indo, di cieli cristallini, di cime, di nevi, di colori, di genti fantastiche, di strade tutte curve e saliscendi che percorreremo spesso col fiato sospeso; la patria del buddismo tibetano con i suoi monasteri sperduti arrampicati su cime incredibili, organizzati a villaggio autonomo e autosufficiente.
Il Buddhismo, nato in India e poi praticamente scomparso dal subcontinente, ha sempre conservato, fra queste valli, nutrite comunità. Ma la vicinanza culturale e geografica con il Tibet e la Cina sono immediatamente visibili, fermata dopo fermata, già lungo la strada. I caratteri somatici della gente si orientalizzano, le architetture popolari cambiano linea, le merci e l'abbigliamento nei mercati si allontanano nel gusto e nelle fogge dall'India gangetica.
La valle del Ladakh è posta a circa 3500 metri di altitudine in un luogo di difficile accesso via terra. La tradizione buddista è ancora intatta e la dura vita montanara non è cambiata di molto nel corso dei secoli. Il viaggio è centrato sulla visita dei principali e remoti monasteri, del capoluogo Leh e di alcuni laghi ad alta quota dalle mistiche acque turchesi. Si potrà respirare la profonda spiritualità della gente e dei luoghi in un contesto geologico di rara bellezza.
Profumi e sapori
Il Ladakh non offre la delicata cucina mughul con pranzi di cento portate né il piccante della cucina del sud India. Nei ristorantini di Leh ci si accosta all’arte culinaria ladakha, con gli schiu, sorta di orecchiette alla pugliese condite con verdure piccanti; il riso, alimento pregiato quasi un piatto della domenica, preparato con i gesti di un tempo quando le nostre madri lo acquistavano sfuso e poi lo mondavano da pula o sassolini; la tsampa, orzo tostato e macinato, alimento precotto ed estremamente energetico, è una farina che si butta in bocca o in pallottoline ammorbidite dal té e che acquistano un sapor di castagnaccio. I momo, polpette di pasta ripiena di carne tritata, cipolle, aglio, zenzero, sale e grasso animale. Quella tibetana è una alimentazione povera e frugale in cui la carne è un lusso.
Per bere c'è il té, bevanda ristoratrice se preparato all’occidentale con lo zucchero, ritemprante, ma ostica al nostro palato se consumato alla tibetana: acqua, tè, burro e sale. Nelle feste e nei locali detti ciang-
Feste tibetane
Un viaggio nel Piccolo Tibet, ai suoi monasteri sperduti, alle sue genti fantastiche, ai suoi colori, alle sue cime, alle sue nevi, ai suoi cieli cristallini. Le danze dei monaci costituiscono l'aspetto più affascinante della cultura tibetana, una sorta di meditazione dinamica che viene eseguita pubblicamente nel cortile del monastero. Vibrazioni e suoni profondi, fragore di cimbali ed ottoni, broccati preziosi e maschere raffiguranti divinità, un'occasione per andare oltre il folklore ed entrare nell'universo tibetano.
I Monasteri del Ladakh
Nei monasteri colpisce più il sorriso dei monaci che la loro austerità. Assistere alle cerimonie apre uno spiraglio sull'intensità della loro ricerca interiore; sentire i canti e le musiche rituali porta ad un contatto che trascende la comunicazione verbale.In Ladakh le quattro grandi scuole del buddismo tibetano vantano importanti luoghi di ritiro e meditazione. I più famosi monasteri di scuola Kagyu sono Hemis, Tikse e Lamayuru. Altri, meno conosciuti, meritano comunque una visita, come ad esempio l'isolato monastero di Rizong, dove i monaci si ritirano ispirati dal misticismo quasiesasperato del grande maestro Milarepa. Il cuore della scuola Gelupa è a Likir, un vivace monastero che pullula di adepti anche giovanissimi, giunti da tutto il Ladakh per iniziare gli studi monastici; l'abate è un fratello minore di S.S. il Dalai Lama. Le esoteriche scuole Sakya e Nyingma sono arroccate la prima a Matho, nella valle dell'Indo, dove le maschere rituali nascoste nel Gonkang, il luogo dove risiedono ledivinità richiamate a proteggere il tempio, evocano potenti forze occulte e sono utilizzate solo dagli oracoli in trance. La seconda a Tak Tok, che riverbera della presenza di Guru Rimpoche, il maestro tantrico fondatore del buddismo in Tibet, che scelse per dei ritiri spirituali la caverna al cui ingresso ora sorge questo piccolo e magico monastero.L'eredità artistica più raffinata la si trova invece nei dipinti di scuola Ghandara di Alchi, realizzati nell'XI secolo sotto la guida di Kaldan Shesrab, discepolo di Rinchen Zangpo, l'importante maestro spirituale tibetano vissuto intorno all'anno mille. In Ladakh il Buddha rupestre di Mulbekh (VIII secolo) ed Alchi sono gli unici esempi importanti rimasti di quell'antica fioritura, a causa dell'invasione musulmana capeggiata da Amir Ali nel XVII secolo, che distrusse dalle fondamenta ogni vestigia buddista che era sopravvissuta ai disastri già causati da oltre due secoli di razzie e scorribande delle orde islamiche provenienti dal Kashimr e dall'Asia centrale.
Clima
La storia antica del Ladakh è avvolta nei miti e nelle leggende dei suoi popoli di diversa origine e che, in questo deserto freddo, hanno potuto preservare praticamente intatte le loro tradizioni.
L'India d'estate generalmente presenta degli inconvenienti climatici per i meno avventurosi: fa caldissimo ovunque e si può incorrere, al sud, in piogge torrenziali. Ma vi sono regioni che, al contrario, diventano accessibili e pienamente godibili solo durante questa stagione, le regioni himalayane. Tra queste regioni la più affascinante e misteriosa è senza dubbio il Ladakh, aperto ai primi sparuti turisti stranieri, dopo secoli, solo nel 1974.
Buddismo Tantrico
Una terra di confine che è stata il crocevia per la diffusione del buddismo tantrico, religione naturale essenzialmente iniziatica ed esoterica, risalente a oltre 15 mila anni fa. Nato e sviluppatosi con vigore nel Nord dell’India tra il X e il XII secolo d.C., il Tantrismo sopravvisse, anche dopo la soppressione conseguita al dominio della religione islamica, in sette e scuole segrete ed è soprattutto in Tibet che, al riparo dagli influssi di altri popoli, complice l’inaccessibilità naturale del luogo, si mischiò con il Buddismo e il Bon, l’antica religione sciamanica. La potenza del Tantra, che prima di essere una religione è una forza di natura, è la più intima essenza di questo Tetto del mondo così impervio eppure così ospitale che vale la pena scoprire seguendo rotte poco turistiche, affidandosi il più possibile a operatori poco turistici a loro volta, che sostengano un approccio al luogo di tipo culturale, antropologico e spiritualistico. Solo allora si avrà modo di entrare per via privilegiata dentro un mondo definito a ben vedere come “ultimo Shangri-