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Follow-up EFT - MYAMO Formazione Counselor, Operatore Olistico, Ayurveda, Massaggio

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Follow-up EFT

Sintesi della serata di follow-up EFT

La serata di follow-up è stata dedicata a chiarire dubbi emersi dopo il corso e a condividere come l’EFT è stata utilizzata nella pratica. Dal confronto è emerso che molte persone la stanno usando soprattutto su di sé, con benefici su ansia, tensioni e disagi emotivi, mentre una difficoltà frequente riguarda l’introdurla con naturalezza nelle sessioni con i clienti e individuare con precisione la frase più adatta.

Un primo punto importante è che l’EFT può essere usata in due modi: come tecnica principale oppure come integrazione dentro altri percorsi, come counseling, Reiki, massaggio o altre pratiche olistiche. È particolarmente utile quando il lavoro sembra bloccato, quando il cliente mostra resistenze o quando un sintomo continua a ripresentarsi nonostante altri interventi. In questo senso può diventare una tecnica “ponte”, capace di sbloccare passaggi che con altri strumenti richiederebbero tempi più lunghi.

È stato sottolineato più volte il legame tra corpo, emozioni e pensiero. Un sintomo fisico non viene visto come qualcosa di separato dal vissuto emotivo, ma come una possibile espressione di tensioni, conflitti interiori, paure, trattenimenti o automatismi. L’EFT lavora proprio in questo punto di incontro: da una parte c’è il tapping sui punti energetici, dall’altra ci sono le parole che aiutano a portare alla luce il contenuto emotivo collegato al disagio.

Dal punto di vista pratico, uno degli aspetti più utili emersi è che l’EFT può essere usata anche in modo rapido, nella vita quotidiana. Non serve sempre una seduta completa: in alcuni momenti può bastare un breve giro di tapping, qualche respiro e una frase semplice per ridurre l’intensità di un’ansia improvvisa, di una preoccupazione o di una tensione che sta salendo. In questo modo la tecnica diventa anche uno strumento di autoregolazione immediata.

Particolare attenzione è stata data al tema dell’ansia. È stata descritta come un’accelerazione del pensiero che cerca di anticipare il futuro attraverso molte ipotesi contemporanee. Quando queste proiezioni si sommano, l’ansia cresce e può arrivare fino al panico. L’EFT risulta utile proprio perché interrompe questa catena, riporta l’attenzione al presente, coinvolge il corpo e aiuta a rallentare la spirale mentale.

Il nodo centrale della tecnica, però, non è solo il tapping: è la capacità di trovare la frase giusta. Questo è stato indicato come il passaggio più delicato e più decisivo. Una frase troppo generica rischia di restare in superficie; una frase più precisa, aderente al vissuto reale della persona, può invece toccare il nucleo emotivo del problema. Per questo è importante partire da una situazione concreta, capire quando si attiva il disagio, osservare cosa succede nel corpo e lasciare emergere parole spontanee, immagini o metafore.

A questo proposito è stato proposto un modo molto efficace di lavorare: far ricostruire alla persona la scena problematica come se fosse un film rallentato. Questo permette di individuare il momento preciso in cui parte il trigger, cioè il punto in cui il sistema si attiva. Da lì si può poi chiedere: cosa succede esattamente nel corpo? Come lo descriveresti con parole tue? Questo passaggio aiuta a uscire dalle definizioni astratte e ad avvicinarsi a un linguaggio più autentico, spesso simbolico, che mette in contatto con il livello profondo dell’esperienza.

Un altro spunto pratico molto interessante riguarda la possibilità di insegnare al cliente un uso semplice dell’EFT da portare nella propria quotidianità. Non si tratta di trasferire tutta la tecnica, ma magari di offrire una mini-sequenza, una frase e alcuni punti da utilizzare quando emerge il disagio. Questo rafforza l’autonomia del cliente, sostiene il processo di autocura e restituisce fiducia nelle proprie risorse.

Si è parlato anche dell’uso con animali, in particolare con i cani, e della possibilità di un uso indiretto quando non è semplice lavorare con il contatto diretto. In questi casi si può sperimentare facendo il tapping su di sé mentre si visualizza l’animale. È stato accennato anche l’uso con bambini molto piccoli, sempre in modo prudente e osservativo.

Sul piano teorico, la serata ha ribadito alcuni riferimenti di fondo:
l’EFT nasce dall’integrazione tra stimolazione di punti energetici e uso mirato del linguaggio; il corpo viene considerato una via privilegiata di accesso al vissuto emotivo; il disagio è letto come qualcosa che coinvolge più piani contemporaneamente; la trasformazione avviene più facilmente quando la persona riesce a nominare in modo chiaro ciò che sente.

Infine, è stato evidenziato un aspetto spesso sottovalutato: la fiducia dell’operatore nella tecnica. La qualità della presenza, il modo in cui si accompagna il cliente, la chiarezza della voce e la convinzione con cui si propone il lavoro influenzano il campo relazionale e possono sostenere l’efficacia dell’intervento.

In conclusione, il messaggio della serata è stato molto semplice e concreto: l’EFT va praticata. Più la si usa, più si impara a riconoscere quando proporla, come formulare meglio le frasi, come adattarla alle persone e come coglierne le potenzialità sia come tecnica di auto-aiuto sia come strumento integrabile dentro altri percorsi di accompagnamento.
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